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                                                            AGRICOLTURA

 

 

Dalla semina al raccolto

L’aratura

La semina

Il raccolto

Dalla spiga alla farina

La battitura

La macinatura

Dalla semina alla farina

Il tempo dei bisnonni

Dalla farina al pane

La panificazione nel Medioevo

Al tempo dei bisnonni

 

                                       1- Dalla semina al raccolto

Le immagini di queste prime tre schede sono miniature del xv secolo e rappresentano alcune fasi della coltivazione del grano: l’aratura, la semina e la raccolta.

Osservale attentamente e poi cerca di rispondere sul tuo quaderno alle domande.

L’ARATURA

 

                               

 

ARARE è l’azione che prepara la terra per ricevere il seme.

Prova a descrivere l’immagine aiutandoti col seguente schema di osservazione.

Quale azione viene svolta dai buoi?

Come funziona l’aratro?

Quale è il ruolo dell’uomo?

Fai una tua ipotesi sulla fatica e il tempo che quest’uomo può avere impiegato per arare.

Discuti le tue osservazioni con i compagni e poi scrivete le vostre conclusioni collettive sul quaderno.

 

                                       2- Dalla semina al raccolto

 

LA SEMINA

 

                     

 

Racconta i lavori rappresentati in questa immagine aiutandoti col seguente schema:

L’uomo a cavallo sta trainando un erpice. A cosa può servire? Cosa c’è sopra l’erpice e perché?

Cosa sta facendo la persona a destra? Descrivi cosa tiene nelle mani, nel grembiule e l’azione che compie.

In basso a sinistra ci sono degli uccelli. Che cosa fanno? Secondo te ostacolano l’attività degli uomini e perché?

Discuti le tue osservazioni con i compagni e poi scrivete le conclusioni collettive.

 

 

                                          3- Dalla semina al raccolto

 

IL RACCOLTO

 

            

 

In questa immagine le azioni compiute sono due : la raccolta del grano e la tosatura delle pecore.

Racconta ciò che vedi aiutandoti con lo schema.

Siamo in un mese caldo o freddo? Da quali indizi lo capisci?

Quali attrezzi sono usati per la raccolta del grano?

Raccogliere il grano è un lavoro faticoso ? Perché?

Discuti le tue osservazioni con i compagni e poi scrivete le conclusioni collettive

 

 

                                                                   4- Dalla spiga alla farina

In questa immagine è rappresentata la battitura.

Disegna lo strumento adoperato per battere il grano.

A cosa serviva l’azione della battitura secondo te?

 

       

Osserva l’immagine seguendo le indicazioni:

Soffermati prima sullo sfondo, poi all’interno dell’edificio ed in ultimo all’esterno. Prova a raccontare cosa succede.

Osserva adesso i signori sulla porta: chi potrebbero essere? Cosa staranno facendo?

Discuti con i compagni e scrivete le conclusioni comuni.

 

 

                                                                    5- Dalla spiga alla farina

LA MACINATURA DEL GRANO

 

                                            Immagine 1                                               Immagine 2

 

 

Nelle immagini puoi vedere l’esterno (immagine 1) e l’interno (immagine 2) di un mulino ad acqua.

A cosa serviva il mulino?

Cosa sta facendo la signora della prima immagine?

Osserva attentamente la seconda immagine e prova ad ipotizzare il funzionamento del mulino

Scrivi sul quaderno le conclusioni collettive

 

 

                                                                 6- Dalla semina alla farina

 

Questi strumenti rappresentano utensili adoperati dai contadini al tempo dei bisnonni. Sono stati ripresi dall’opuscolo del Museo del lavoro e della civiltà rurale che si trova a S. Gervaso, Palaia (PI).

 

Fig. I. Vanga, del peso di circa libbre 10. Sul cavicchio il lavoratore mette e preme il piede.

Fig. III. Falcetta da segare erba e biade. Fig. V. Aratro da romper la terra. Fig. VII. Due lunghi bastoni congiunti insieme da striscia di cuoio, chiamati correggiato, con cui si batte il grano.

Fig. IX. Erpice. Fig. XII. Pennato da rimondare, con scure dal lato opposto.

 

           

 

Come puoi vedere sono gli stessi che venivano adoperati anche nel Medio Evo.

Disegnali sul quaderno scrivendo accanto a ciascuno il nome e a cosa serviva.

 

 

                                                                      7- Dalla farina al pane

 

                    

In questa immagine poni attenzione sulla scena che si svolge alle spalle delle due persone in primo piano ( queste stanno ammazzando il maiale).

Cerca di raccontare aiutandoti con il seguente schema di osservazione:

Cosa sta facendo la persona in fondo a destra? Sai come si chiama il mobile sul quale sta lavorando?

Cosa trasporta la persona al centro? In che modo?

E la signora a sinistra, cosa ha in mano? Cosa sta preparando e perché?

Discuti con i compagni il tuo racconto e scrivete sul quaderno il vostro racconto collettivo

 

 

 

                                                                       8- Sapore di pane

 

Leggi e rifletti su questa testimonianza

 

"Il rito del pane cominciava la sera avanti. Da sotto il mucchietto di farina, nell’angolo della madia dove era stato sepolto un panellino di pasta dell’ultima panificazione, si tirava fuori quello che era diventato "il formento" e lo si stemperava con le dita in un recipiente di acqua calduccina, fino a farlo sciogliere: sarà lui a muovere la lievitazione e fermentare l’impasto del pane di domani.

Fare il pane era un’incombenza spesso femminile. Non mancavano laboriose braccia di donne che sapessero dimenare a dovere nella madia una massa di venti-venticinque chili, ma spesso anche gli uomini si incaricavano volentieri alla bisogna, orgogliosi della loro bravura. Il pane doveva venir bene, lievitato e cotto al punto giusto. Sciupare un’infornata di pane era come bestemmiare ed essere condannati a mangiar male per una settimana.

La sacralità del pane esigeva scrupolosa attenzione e religioso rispetto. Ci si faceva il segno della croce prima di cominciare a impastare davanti alla madia, come si segnava con la croce ogni pane messo a lievitare prima della cottura. Poi veniva avvolto in teli, protetto da panni di lana, rifasciato come un bambino.

Poi, finalmente, arrivava il momento di metterlo nel forno, reso "ardito" dal fuoco di fascina di scopa.

Cotto e sfornato quel "bendiddio", il residuo calore del forno accoglieva tegami di pomodori e frutta per le conserve, anche dei vicini, schiacciate unte o coll’uva, omini e donnine di pasta di pane modellati per la gioia dei bambini. Rari i dolci, solo per le feste solenni. Ormai da tempo il pane si compra dal fornaio. Poi magari lo buttiamo… cosa che prima era un vero e proprio sacrilegio. Ai bambini veniva intimato di non buttare il pane, pena… le pene del Purgatorio: "ricordati che dopo la tua morte dovrai vagare con un ditino acceso, in cerca del pane che hai buttato, finché non lo avrai ritrovato tutto!".

Al giorno d’oggi capita spesso che in famiglia ci sia qualcuno che il pane non lo tocca nemmeno. Quelli della mia generazione, invece, non riescono a mangiare niente senza pane. Segno di una diversa cultura, di altre abitudini. Era soltanto ieri: ma sembrano passati secoli."

 

Testimonianza di Miriam Serni Casalini

Tratta da L’informatore, settembre 1999

 

In questa foto, una signora anziana mostra le diverse fasi del pane fatto in casa, nel forno a legna. Osserva la sequenza con attenzione e senza fretta (proprio come per fare il pane).

 

               

 

Insieme ai tuoi compagni, prova a raccontare quello che vedi e scrivilo

Confronta queste immagini con quella numero 7. Sono le stesse azioni? Che osservazioni possiamo fare?

 

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