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        Antropologia 1

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I TASADAY

 

 

                      

 

I Tasaday vivono nell’isola di Mindanao nelle Filippine (colora le Filippine sul planisfero), nell’intricata foresta equatoriale.

La loro economia si basa unicamente sulla raccolta.

La loro esistenza fu scoperta nel 1970; ecco come:

 

“Questi uomini primitivi furono scoperti per caso da un cacciatore della tribù Manubo, chiamato Dafal, che si era smarrito nella foresta mentre stava mettendo alcune trappole. Dafal e i Tasaday riuscirono a comprendersi e divennero amici. […] All’inizio del 1971, Dafal parlò di questa tribù a Manuel Manda Elizalde, un rappresentante del governo filippino che avea il compito di proteggere le tribù sparse nelle foreste dell’arcipelago. Elizalde […] mandò Dafal dai Tasaday per convincerli a incontrarsi con lui e con altri studiosi che volevano osservare da vicino il loro modo di vivere. I Tasaday pensarono che l’incontro con questo personaggio fosse l’avverarsi di una loro credenza e accettarono. Furono essi stessi che costruirono su di un albero, a 25 metri dal suolo, una piattaforma di grossi rami. Questa piattaforma, però, non era abbastanza solida da sostenere il peso di un elicottero; per questo, i componenti della spedizione dovettero saltare direttamente sulla piattaforma stando bene attenti a non cadere nel bosco sottostante. Da quel momento, attraverso i giornali, la radio e la televisione, fu data notizia a tutti della loro esistenza. Questa scoperta è stata molto importante per gli antropologi, perché ha permesso loro di osservare direttamente il modo di vivere di uomini ancora all’età della pietra.”

Tratto da: MCE, a cura di, I Tasaday, EMME Edizioni, MI, 1978, scheda n. 1.

 

La credenza dei Tasaday era questa: “[…] il mito racconta che un antenato dei Tasaday aveva raccomandato alla sua gente di non abbandonare mai il luogo dove vivevano perché aveva sognato che un giorno avrebbero ricevuto la visita di un personaggio portatore di grande felicità. Per questa credenza, quando Dafal, il cacciatore che li scoprì, propose loro di incontrare il rappresentante del governo filippino, essi accettarono. Quano Elizalde arrivò dal cielo con “l’insetto dal grosso ventre” (così essi chiamarono l’elicottero) si convinsero che la profezia dell’antenato si era avverata.”   I Tasaday, op. Cit., scheda n. 17

 

Osserva e rispondi  

 

                       Immag. 1 

 

1)      Secondo te quest’uomo cosa sta facendo? Descrivi l’immagine.

2)      Quali materiali usa?

3)      Ti sembra faticoso compiere questa operazione? Se si, perché?

4)      Prova a descrivere in sequenza le azioni che fa quest’uomo.

 

 

        Immag. 2   

 

 

Osserva e rispondi

 

1)      Cosa tiene in mano quest’uomo?

2)      Di quali materiali è fatto questo attrezzo?

3)      A cosa potrebbe servire?

4)      Assomiglia a qualche strumento che conosci?

 

Dopo aver discusso, leggi il foglio-notizie che segue.

 

 

FOGLIO NOTIZIE TASADAY

 

I Tasaday usano ancora accendere il fuoco ruotando velocemente tra le mani una bacchetta di legno infilata dentro un pezzo di tronco scavato; le scintille così provocate infiammano piccoli rami o del muschio secco situato intorno alla bacchetta.

Per fare ciò sono impegnati tre uomini, tempo e fatica e quindi per mantenere il fuoco i Tasaday lo tengono costantemente acceso nelle loro caverne.

I Tasaday per aiutarsi nella vita di tutti i giorni usano i vari utensili:

 

a)      Il “KALUB”, una specie di bastone appuntito che serve per dissotterrare i biking, cioè i tuberi di cui si cibano;

b)      L’accetta di pietra che usano per tagliare la legna, spaccare i tronchi marci, schiacciare i gusci di noci; è costruita legando strisce di canna d’India, una scheggia di sasso e un manico di legno.

c)      Il “BILIS”, un coltello la cui lama è ricavata dalla sezione di una canna di bambù, che serve per radersi e per tagliare il cordone ombelicale quando la moglie partorisce.

I Tasaday non posseggono armi da difesa perché non hanno nemici da combattere.

 

I tasaday vanno tutti i giorni a raccogliere piante, radici e frutti; catturano anche piccoli animali: rane, girini, granchi e sanguisughe, ma non cacciano animali grossi perché li ritengono loro amici. Alla fine della giornata, dividono il cibo raccolto fra tutte le famiglie, nella caverna comune dove è sempre conservato il fuoco. Poi le famiglie si ritirano a cuocerlo e a mangiarlo nella propria caverna.

 

         Immag. 3  

 

Questo è il modo in cui vivevano i tasaday negli anni ’70. Dopo la loro scoperta, il governo aveva loro destinato una riserva nella foresta. Qui essi avrebbero potuto continuare a vivere nel loro ambiente e secondo la loro cultura, abituandosi lentamente a modi di vivere diversi.

Oggi esisteranno ancora? Avranno conservato la loro cultura o si saranno “mescolati” col resto della popolazione?

 

 

 

          Antropologia 2

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                                                           GLI  YANOMAMI

 

                      

 

 

Gli Yanomami vivono ancora oggi nel profondo della foresta amazzonica nella zona di frontiera tra il Brasile e il Venezuela (indica il luogo sul planisfero, con un colore).

Vivono di caccia, di raccolta dei frutti selvatici, di una primitiva forma di agricoltura e di pesca.

 

Le foto seguenti si riferiscono ad un villaggio di questo popolo: la struttura del villaggio è chiamata “sciabono”.

 

Osserva e rispondi:

1)      Dov’è collocato il villaggio?

2)      Che forma ha?

3)      Quali materiali pensi siano stati utilizzati per costruirlo?

4)      Secondo te ogni nucleo familiare ha un’abitazione separata dalle altre?

5)      Hai mai visto nel nostro ambiente strutture abitative simili?

 

 

 

 

 

 

              

 

Osserva e rispondi:

1)      Secondo te dove si trovano queste persone?

2)      Che cosa stanno facendo? Fai la tua ipotesi.

3)      Ti piace questa immagine? Rispondi e spiega perché.

 

 

                 

 

Osserva e rispondi:

1)      Secondo te quest’uomo è un guerriero o un cacciatore?

2)      Quali strumenti usa ?

3)      Con quali materiali sono state costruite?

 

 

 

Uno degli alimenti principali degli Yanomami è la farina  di cassava ricavata dalla pianta di manioca.

 

             foto  A     

 

Osserva e rispondi:

1)      Cosa stanno facendo le persone sedute?

2)      Dove si svolge questa attività?

3)      Secondo te gli utensili usati di quali materiali sono fatti?

 

 

Foto B   

 

Osserva e rispondi:

1)      Cosa stanno facendo queste persone?

2)      Che tipo di utensile stanno usando?

3)      A quale tipo di alimento che  noi conosciamo può assomigliare?

4)      C’è qualcosa che ti colpisce in questa foto? Parlane.

 

 

 

 

Foto C          

 

Osserva e rispondi:

1)      Quale attività sta svolgendo questa donna?

2)      Quali cibi potrà preparare? Fai la tua ipotesi.

3)      Le tre immagini, A B C,  secondo te sono state messe nella giusta successione?

 

 

 

                                               FOGLIO NOTIZIE YANOMAMI

 

Il villaggio è costituito da un’unica capanna di forma circolare, lo “sciabono”, formata fa una parete esterna e da un tetto aperto al centro.Vi si accede da due passaggi opposti che vengono chiusi durante la notte.

Al riparo, vicino alla parete, sotto le foglie di palma intrecciate del tetto, ogni famiglia adopera il proprio focolare.

Ognuno ha la sua amaca, fatta di liane assottigliate e spaccate, legate alle estremità.

L’alimentazione degli Yanomami si basa in parte sulla raccolta, sulla pesca e sulla caccia; in parte sui prodotti di una agricoltura primitiva. Negli orti si trovano banane, tuberi, mais e manioca da cui ricavano una farina molto nutriente usata per fare pane e minestre.

Dopo quattro-otto anni l’ambiente equatoriale esaurisce l’orto degli Yanomami: le piogge torrenziali portano via progressivamente le sostanze minerali e spariscono anche le particelle di humus presenti nel terreno. Gli Yanomami perciò, sono costretti a spostarsi. Questo dà origine al loro nomadismo periodico e alla necessità di disporre di grandi estensioni di territorio in cui muoversi liberamente sia per impiantare un nuovo orto, sia per trovare cacciagione.

Le attività economiche degli Yanomami non richiedono più di due, massimo quattro ore di lavoro il giorno. Il resto della giornata è passato in piacevolezze: a parlare con amici e parenti, sonnecchiare, giocherellare con i bambini, mangiare (non c’è un’ora stabilita per i pasti: ognuno prende quello che vuole più o meno quando vuole).

La loro cultura non ha inventato la canoa, benché vivano vicino a corsi d’acqua.

Accendono il fuoco sfregando tra loro due bastoncini di cacao selvatico.

 

Quale sarà il loro futuro? Il progressivo disboscamento della foresta amazzonica e lo sfruttamento dei territori degli indios, sta togliendo agli Yanomami il loro ambiente di vita.

Adesso gli Yanomami sono 150 mila, prima della scoperta dell’America è stato calcolato che fossero circa 5 milioni.

 

Quali sono, secondo te, le differenze e le somiglianze fra il modo di vivere dei Tasaday e quello degli Yanomami?
Ti piacerebbe vivere come uno Yanomami? Discutine coi compagni

 

                   

 

          Tutte le foto sono tratte da: Airone, n.42, ottobre 1984 pp 68-91

 

 

     Antropologia 3

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                                                           I DOGON

 

                      

 

I Dogon abitano nel circondario di Bandiagara, un’arida zona del Mali, in Africa (indicalo con un colore sul planisfero),  dove sono giunti verso il 1000-1300 dopo Cristo; si dedicano ad una agricoltura molto primitiva.

Alla fine del 1800 iniziò la colonizzazione dell’Africa da parte della Francia; i Dogon però, nascosti fra le rocce, resistettero a lungo. Attualmente i Dogon fanno parte della libera repubblica del Mali.

 

 

                                                           IL VILLAGGIO

 

Questa fotografia è stata scattata alcuni anni fa

 

                     

 

Osserva e rispondi:

1)      Secondo te questo villaggio è collocato in collina o in pianura?

Da cosa lo capisci?

2)      Che cosa c’è sullo sfondo?

3)      Le costruzioni sono tutte uguali?

4)      Se ci sono delle differenze quali sono? E perché?

5)      Quali materiali pensi siano stati utilizzati per costruire il villaggio?

6)      Quali sono le differenze più evidenti rispetto alle nostre abitazioni?

7)      Ti piacerebbe vivere in questo villaggio? Perché?

 

 

I Dogon vivono in villaggi situati alla base delle pareti rocciose o sul limite dell’altopiano; costruirono i propri villaggi fra i massi scoscesi della falesia per potersi difendere meglio dagli assalti dei popoli vicini per lasciare libero alle coltivazioni il terreno della pianura.

Tutte le abitazioni sono d’argilla così il colore dei villaggi si confonde con il paesaggio circostante.

In ogni villaggio si trovano:

Il “ TOGU NA”, luogo d’incontri, di conversazione e di riposo;

                                  

 

Il “GINNA”, o grande casa, la casa del patriarca, l’uomo più anziano della grande famiglia cioè di tutte le famiglie che discendono in linea maschile da uno stesso antenato.

                                

 

Le abitazioni e i granai.

                                               

 

Ogni famiglia possiede nel villaggio una o più case.

 

                                                       ECONOMIA

 

I Dogon conoscono l’agricoltura, coltivano soprattutto cereali, in particolare il miglio, col quale preparano una specie di polenta.

Frantumano i semi di miglio sopra una pietra, li schiacciano dentro un mortaio per ottenere la farina. La farina viene cotta nell’acqua con un po’ di olio.

 

 

                    

 

 

Quale delle azioni sopra citate sta compiendo questa donna?
Confronta questa foto con quella delle schede sugli Yanomami, ed anche con la statuetta egiziana del capitolo “Utensili”. Cosa possiamo dire?

 

I Dogon vivono anche di caccia e di pesca. Cacciano pernici, anatre selvatiche, galline di roccia e lepri; uccidono anche animali più grossi, come antilopi e struzzi che offrono carne per molte persone. Per catturare pantere e leoni, organizzano battute collettive.

I Dogon praticano anche la pesca col veleno: introducono nell’acqua particolari piante velenose per i pesci e innocue per gli uomini.

 

 

Ecco le foto o i disegni di alcune attività e prodotti dei Dogon.

 

                        

 

 

                     

 

 

                     

                      Forno per la fusione dei metalli

 

Dopo aver discusso con i compagni, scrivi quello che hai capito dell’economia dei Dogon: cosa erano in grado di fare?

 

 

                             I DOGON OGGI: INFORMAZIONI

 

I Dogon sono vissuti per secoli nello stesso modo; questo è stato possibile a causa del territorio aspro e difficile da raggiungere che essi abitano.

Da quando la zona dei Dogon fa parte della repubblica del Mali, è cominciata una lenta trasformazione dell’economia e della cultura: sono nate scuole dove si insegna il francese; sono cambiate le tecniche di coltivazione; sui mercati si trovano prodotti simili ai nostri: stoffe, abiti confezionati, recipienti di plastica, pentole e tegami, occhiali da sole e radioline a transistor.

I giovani spesso emigrano in cerca di lavoro nel Senegal, nella Costa d’Avorio o nel Ghana.

 

 

 

Nota: le immagini sono tutte quante tratte da

M.C.E., a cura di, I Dogon, EMME Edizioni, MI, 1979

 

 

 

                Antropologia  4

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                                                   CONFRONTI

 

Completa la tabella a doppia entrata segnando con una X quello che caratterizza la cultura di ogni popolazione.

 

 

 TASADAY

 YANOMAMI

  DOGON

 

  CACCIA

 

 

 

 

  PESCA

 

 

 

 

  RACCOLTA

 

 

 

 

  AGRICOLTURA

 

 

 

 

  LAVORAZIONE DEI METALLI

 

 

 

 

  TESSITURA

 

 

 

 

  CERAMICA

 

 

 

 

  SONO NOMADI

 

 

 

 

  SONO SEDENTARI

 

 

 

 

 

Osserva ciò che è uguale e ciò che è differente. Discuti con i compagni e scrivete le conclusioni.

 

 

 

Questi sono planisferi storici: il primo si riferisce al 3000 a.C., al tempo degli antichi egiziani e degli antichi popoli della mesopotamia. Il secondo si riferisce all’anno 0, al tempo dell’impero romano e della nascita di Cristo. Il terzo all’anno 1000 dopo Cristo, durante il Medio Evo.

Ogni colore rappresenta una cultura:

Giallo: cultura  di tipo paleolitico, con caratteristiche di nomadismo, caccia, pesca e raccolta.

Verde: cultura di tipo neolitico, con caratteristiche di sedentarietà in villaggi, agricoltura, allevamento (oltre alla caccia e alla pesca).

Rosso: la vita nelle città più grandi, fortificate e organizzate. Agricoltura più evoluta, artigianato sviluppato e commercio.

Osserva e confronta.

 

        3000 a.C.

    

 

     Anno  0

     

 

 

      Anno 1000

      

 

 

In un planisfero attuale, secondo te, ci sono ancora i colori giallo e verde?
In un planisfero attuale saranno sufficienti questi colori o ce ne vorranno altri? Se sì, per indicare cosa?
Quali colori adopereresti per indicare i Tasaday, gli Yanomami e i Dogon?

 

 

 

I planisferi delle civiltà sono tratti da:

AA.VV.  Quota, sussidiari per la terza e quarta classe, Nicola Milano, MI, 1996.

 

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