INTRODUZIONE
di Roberta Beneforti
I cambiamenti in atto nel sistema di formazione in servizio degli
insegnanti sono numerosi e coinvolgono molti Paesi occidentali.
La riflessione
sui tradizionali approcci all’aggiornamento e alla formazione in servizio ha
dimostrato la scarsa efficacia dei vecchi sistemi. La formazione iniziale e
l’aggiornamento sono oggi funzionali alle prestazioni richieste dalla scuola
che cambiano con il cambiare della società, ed è quindi necessario un
ripensamento del modo di preparare e aggiornare gli insegnanti.
Se la preoccupazione oggi dominante nei Paesi europei è quella per la
qualità degli apprendimenti degli studenti, siamo consapevoli che dobbiamo
considerare il rapporto insegnamento / apprendimento come un processo parallelo;
la formazione dei docenti diventa perciò una risorsa necessaria per una scuola
di qualità.
Le riforme che attraversano il mondo della scuola richiedono un profilo
professionale ricco e articolato: non ci sono riforme a prova di insegnante;
troppo spesso, invece, i legami tra formazione, evoluzione dei modelli didattici
e cambiamenti di ordinamenti e programmi, sono stati deboli ed episodici. I
docenti sono il cardine del miglioramento della scuola, le riforme in atto non
potranno essere attuate senza il loro coinvolgimento riguardo alle decisioni
didattiche, ai contenuti e ai metodi di lavoro con gli alunni. Ai docenti non si
chiede più di trasmettere semplicemente saperi, ma di aiutare gli alunni a
costruire la propria identità individuale e sociale, ad acquisire competenze,
insomma a "crescere".
Cesare Scurati delinea efficacemente le nuove competenze degli
insegnanti che per svolgere adeguatamente il proprio compito devono: comprendere
la loro disciplina in maniera profonda e flessibile; sapere come sostenere i
processi di sviluppo sul terreno cognitivo, sociale, fisico ed affettivo;
comprendere le differenze e loro possibili origini; chiedere con sensibilità;
ascoltare attentamente; guardare scrupolosamente al lavoro degli studenti;
avvertire l’autocomprensione degli alunni; riflettere sui diversi modi di
apprendere e sui materiali più adatti ai differenti contesti; possedere
strumenti per poter lavorare con gli studenti in difficoltà; saper collaborare;
possedere conoscenze ed informazioni sulle risorse tecnologiche. ( Scurati,
Dopo l’aggiornamento: nuove prospettive, in "Annali" della P.I.,
5-6, XLV 1999, pag. 163)
Partendo dai bisogni formativi esistenti in ogni scuola, identificati in
relazione agli apprendimenti degli studenti e ai progetti di innovazione
istituzionale e curricolare, è dunque indispensabile predisporre un
"sistema di sentieri attrezzati" in cui gli insegnanti possano
costruire il loro sviluppo professionale: nel settore delle competenze
disciplinari, metodologiche e didattiche, nel settore delle competenze
psicopedagogiche e relazionali, nel settore delle competenze organizzative.
In alternativa al modello sommativo degli interventi, alla logica degli
approcci indifferenziati e generalizzati, sono da proporre oggi occasioni
integrate per l’apprendimento professionale. Le scuole stesse dovranno
diventare luoghi di apprendimento per gli insegnanti, attraverso la costruzione
di rapporti con le università e le agenzie formative esterne, attraverso lo
scambio di docenti e la costruzione di reti di scuole, attraverso l’uso dei
mezzi multimediali che rendono possibile la formazione a distanza.
Nel nostro Circolo abbiamo scelto di valorizzare la formazione in
servizio legata alla ricerca didattica. Tale attività ha prodotto una serie di
materiali, alcuni dei quali sono pubblicati nel sito internet del Circolo. In
particolare, da due anni gruppi di insegnanti lavorano negli ambiti della
didattica della storia, delle scienze, della lingua in relazione all’oralità,
dell’intercultura.
Il lavoro qui presentato è stato prodotto dal gruppo delle insegnanti
del laboratorio di storia. Riguarda l’uso didattico del documento
archeologico, e si pone in continuità con il lavoro dell’anno precedente sul
documento iconico. Il riferimento principale è la rivoluzione agricola, il
passaggio da un’economia di caccia e raccolta in una situazione di nomadismo,
ad una economia di agricoltura e allevamento e di conseguente stanzialità, nei
villaggi e nelle prime città sui fiumi.
Buon lavoro.
Vinci, giugno 2001